Anonima - 26/02/2017

Non è passato nemmeno un mese da quando è successo, da quando il cuore del mio piccolino ha smesso di battere. 3 settimane che sembrano un'eternità, che avevamo immaginato diverse, ricche di gioia, forse di attesa, di rumore e caos. Invece sono silenziose, tristi. Quel giorno sono andata per caso al pronto soccorso, io che avevo programmato tutto, ma a questo non avevo nemmeno pensato. Sì, la cosa che più mi fa male è l'averci creduto, mi sento così sciocca per aver pensato di avercela fatta. Ero a 36 settimane, avevo una forte tosse e da qualche giorno lo sentivo meno muoversi, ma non ero preoccupata. Poi da un'ora all'altra ho deciso di farlo quel controllo: c'era una festività vicina e dopo solo 4gg avrei cominciato i monitoraggi. Mi accompagna mio marito, e sono così presuntuosa e sicura da dirgli di lasciarmi lì e andare a lavoro, perchè tanto andrà sicuramente tutto bene. Poi la sentenza: il battito non c'è. Lo richiamo, piangendo, ma in fondo senza rendermi conto davvero di quello che sarà. Poi i giorni della parte "pratica": il parto, decido per il cesareo, la degenza senza dolori fisici soppiantati dal vuoto interiore. Il mio splendido marito che soffre, per me, per lui, per il bambino...lo abbiamo visto, tenuto tra le braccia...gli somiglia il nostro piccolo amore Lorenzo. Il ritorno a casa è diverso da come lo avevamo immaginato: non c'è più il pancione, e non c'è il bambino. Poi la dolorosa parte legale tutta affidata al papà: anagrafe, agenzia funebre, scelta della collocazione. Questo figlio dovevamo crescerlo, non seppellirlo. Di contorno ci sono le chiamate, le visite di parenti e amici...più chiedi di stare soli, più sembra che tu dica l'esatto contrario, e in più il senso di colpa per aver illuso chi adesso soffre con voi. Così quei 9 mesi diventano l'unico ricordo del vostro bambino. Così lunghi... vorresti non essere stata ovunque, perchè adesso ovunque c'è il ricordo del pancione e di quella gioia mancata. Ripensi a cosa è andato storto, cosa si poteva fare di diverso. E poi c'è il non senso di quello che è successo: vorrei, vorrei tantissimo trarre insegnamento oltre che dolore, dare un senso a questa morte. Ma per ora mi sembra solo sofferenza, assenza, incredulità. Io che sono sempre stata positiva ora penso al peggio per ogni cosa. Questo bambino è stato voluto, sarebbe stato accolto nell'amore, ma con mio marito non abbiamo mai pensato che la nostra felicità di coppia dipendesse dai figli e adesso dobbiamo recuperare quella serenità con un pezzetto di cuore mancante. Quanta presunzione in quella gravidanza: controlli continui, villocentesi super completa, solo a dicembre 4 ecografie...per tenere tutto sotto controllo, per essere certi che niente è sfuggito, tranne la possibilità che Lorenzo possa morire per il cordone intorno alla gamba. Invece è successo, mi sveglio la mattina sperando in un incubo. Mi dicono il tempo, che il tempo curerà questa ferita, ma vorrei tornare indietro invece che andare avanti, per non illudermi più e salvare quella piccola vita. Anche su questo non ho controllo. Amore di mamma e papà, noi non ti dimenticheremo mai, sarai sempre il nostro bambino amatissimo e non so come faremo ad andare avanti senza di te, e mi sento in colpa anche solo a volerlo ora che tu non ci sei e non ci sarai.



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017