Elisabetta - 27/11/2014

Ciao a tutte, sono Elisabetta ho vissuto come voi,con al fianco mio marito, la stessa traumatica esperienza. Il nostro bimbo si chiama Daniele, è nato morto a 33 settimane, il 18-6-14. La mia gravidanza è stata bellissima, con nausee iniziali che affrontavo col sorriso, e un po’ di sciatica, tutto procedeva nella norma e stavo bene felice come una pasqua di rendere papà il mio maritino. I mesi passavano scanditi da bei momenti e da incubi terribili in cui mi ritrovavo a perdere sangue e lacrime per il mio dani mentre una ragazza mi diceva, mi dispiace ma non c’è più, mi risvegliavo nel cuore della notte piangendo a singhiozzi,mio marito cercava di consolarmi, diceva, calmati era solo un sogno,ma era solo uno dei tanti in cui ritrovavo mio figlio morto all’ottavo mese. Il mio dani non cresceva come doveva,mi dissero, ma niente di preoccupante,avremmo programmato il parto nn appena i polmoni del bambino fossero stati pronti,feci un eco il 10-6,lo stesso giorno e il seguente mi iniettarono del cortisone che avrebbe preparato lo sviluppo dei polmoni,tornammo a casa e l’unica cosa che mi preoccupava era far nascere il nostro bimbo prima del dovuto. Il 17-6 avrei dovuto fare un'altra eco e apprendere dalla dottoressa la data del parto programmato,ma dal 15 cominciai ad avere dolori insistenti ma sopportabili al torace,il 16 nel pomeriggio io e mio marito decidemmo di andare in pronto soccorso,giusto per star tranquilli,arrivati nel reparto d’ostetricia il dottore ci fece accomodare nell’ambulatorio,gli descrissi i sintomi e mi disse che avevo preso un semplice colpo d’aria per via dell’aria condizionata in casa, prendi una tachipirina e passa, però visto che sei qua facciamo giusto per star tranquilli un eco,disse. Da qui in poi è cambiato tutto,in questo momento il mio cuore muore ancora un po’,il volto del dottore era preoccupato e si scambiava sguardi con l’ostetrica che era al mio fianco,cominciai a tremare,mio marito guardandomi diceva,stai tranquilla, quando il dottore disse "signora io non so come dirglielo,mi dispiace ma la camera cardiaca è ferma" non ricordo di preciso la mia reazione ma ad oggi non mi pare ancora vero,i miei pensieri erano focalizzati su mio marito,volevo solo confortarlo,stavamo malissimo. Nel frattempo il dottore disse all’ostetrica di eseguire un tracciato,ci spostammo in un'altra stanza,ma niente,il battito non c’era. Ci lasciarono un po’ soli per parlare,o meglio, piangere. All’improvviso vidi ancora sulla pancia dei bozzi,dissi a mio marito,amore chiama il dottore,si muove vedi! Mi fecero un'altra eco,niente,dovevamo rassegnarci,il dottore disse "signora io le faccio tutte le ecografie che vuole ma non deve illudersi". Come ci speravo,speravo davvero che fossero rotti i macchinari. Il bozzo che vedevo ogni tanto sulla pancia era,disse il dottore, il movimento del corpo del bambino che senza volontà si muoveva in base a mè. Ero la bara di mio figlio, volevo morire con lui. Ci sistemarono in una stanza e ci dissero il da farsi,gli chiesi se fosse stato possibile effettuare un cesareo, non volevo soffrire di più,volevo addormentarmi e al mio risveglio non ricordare. Mi convinsero per il mio futuro che sarebbe stato meglio il parto naturale,e cosi,il 17 mi indussero il parto, passai la notte in travaglio,il corpo addormentato per metà per via di un epidurale andata male. Il 18 al mattino si ruppero le acque,ma di trasparente c’era ben poco, poi sentii una forte pressione e vidi all’improvviso la testolina del mio bimbo,mio marito la volle vedere. Ci portarono in sala parto e con il mio amore che mi teneva saldamente la mano, Daniele si fece vedere, erano le 8-07 minuti, pesava 1kg e mezzo,era riccio,pieno di capelli e aveva preso le labbra tutte dal papà. Adesso anche voi avete fatto la sua conoscenza. Grazie perché anche il parlare di lui è stato uno sfogo. Ringrazio tutti coloro che ci sono stati vicini,tutti.



Privacy Policy
Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017