Roberta e Fabio - 02/01/2014

Questi di gennaio sembrano essere giorni senza senso, logica solo vuoto ed angoscia. Gennaio doveva essere, secondo i progetti attentamente pianificati da questi genitori profondamente innamorati, l'ultimo mese lavorativo poiché nella prima decade di Marzo sarebbe arrivata Elena, la nostra trottolina! Tenere duro in ufficio fino all'ottavo mese per poi trascorrere più tempo con lei, questo era ciò che avevamo deciso, una decisione affrettata in quanto Elena non sarebbe mai arrivata per rimanere. Il 28 dicembre una mattina anomala, nessun risveglio scandito dai suoi movimenti, per tutta la giornata nessun movimento, il dilemma: andare in ospedale? Chiamare il ginecologo? Per dire cosa? Sarei risultata una stupida? È più grande, il suo spazio è ridotto, i movimenti sono diversi adesso; questo quanto mi ripetevo e quanto mi veniva detto, l'attesa fino alla mattina dopo quando, preoccupata decido di chiamare il ginecologo, il quale mi consiglia di andare in ospedale. Il terrore di sapere cosa stava succedendo e poi la speranza che ancora la nostra trottolina ci faceva preoccupare ancor prima di nascere, ci ripetevamo fosse una palestra per la formazione di due bravi genitori..la gravidanza era stata infatti caratterizzata dall'ansia per l'arteria ombelicale unica diagnosticata fin da subito, per la quale erano stati fatti tutti gli esami per scongiurare malformazioni, tutto era andato bene per cui fiduciosi pensavamo che anche questa volta sarebbe andato tutto bene. Giunti in ospedale insieme ad una nostra cara amica, mi sottopongono al tracciato, il cuoricino si sentiva e poi smetteva, allarmata chiedevo e mi veniva risposto che trattandosi di una piccolina di sette mesi, il macchinario non riusciva a captare bene il battito, bastava solo un piccolo movimento e non la si sentiva più! Dopo 40 minuti mi toglievano via le fasce dalla pancia rimandandomi dal medico del pronto soccorso, questi verificato il tracciato mi faceva un'ecografia e mi liquidava dicendo che tutto era ok e che il fatto di non sentirla fosse normale. Felici ricominciavamo a respirare ed a sorridere risentendo il battito della nostra piccolina che avevo accuratamente registrato. I giorni successivi nessun malore soltanto questa mancata percezione dei suoi movimenti, ancora preoccupata chiedevo talvolta al mio compagno: perché non la sento? Perché? E lui,tesoro, mi ripeteva ciò che ci era stato detto: è normale. In data 2 gennaio non riuscì più ad attendere e richiamai il ginecologo che mi invitó a raggiungerlo in ospedale per un altro controllo. La strada che ci separava sembrava infinita, entrambi forse temevamo di arrivare.. La paura mi attanagliava come una morsa stretta al cuore! Giunti finalmente, il tragico epilogo, l'espressione attonita del ginecologo quando posizionato l'ecografo scosse la testa, tutto era finito. Il battito non c'è! In un attimo, come il susseguirsi dei titoli di un film: la scoperta di essere incinta, l'espressione di Fabio felice, i progetti, scoprire che si sarebbe trattato di una principessina, la scelta del nome e poi: il vuoto! Ciò che accadde dopo è confuso, innaturale, doloroso per noi e per tutti coloro che oramai erano innamorati di Elena. Non c'era più nulla da fare. Nulla. Il ginecologo non riusciva a guardarci, era sconfitto, arrabbiato ma disse che era il momento di pensare a me, bisognava procedere con il cesareo. La ragione del decesso? Pare sia stato il cordone attorcigliato a nodo intorno al collo, lo scopriremo con certezza fra qualche mese, non appena riceveremo il referto dell'esame autoptico sul corpicino. L'interrogativo, si poteva evitare? Dovevo tornare in ospedale il giorno dopo e l'altro ancora? Non dovevo fidarmi? Il senso di colpa mi accompagna ogni istante della giornata...Da li tutto quello che hanno vissuto purtroppo altre coppie, il vuoto, lo sconforto, il dilemma se vedere o meno il corpo della piccola, consapevoli di non poter vedere i suoi occhi, sentire il suo pianto, stringere la sua manina, solo un corpicino li disposto su una piccola bara, senza una ragione. Perché tutto questo? Perché? Decidemmo infine di vederla ed era meravigliosa, più di quanto avessimo immaginato, una piccola principessa nel suo completino rosa, avvolta nella sua copertina insieme a quel pupazzino che doveva essere il suo preferito. decidemmo di aggiungere una foto di mamma e papà che tanto l'avevano attesa ed amata ed una lettera nella quale trascrivevamo il nostro infinito amore per lei, per sempre. È passato quasi un mese ed il dolore é più forte che mai, il vuoto incolmabile e la sua mancanza sono come un urlo sordo e costante. Non l'abbracceremo mai, non la vedremo crescere, non ci perderemo nei suoi occhi, queste le nostre consapevolezze, come accettarle? I se ed i perché sono diventati la nostra quotidianità. Cosa avrà lasciato di buono questa vicenda? Qual'è il disegno di questo Dio? Perché? Confidiamo soltanto nel profondo amore che lega me e Fabio, nella memoria della nostra piccola ed amata Elena e nell'affetto e solidarietà di tutti coloro che hanno vissuto con noi questo straziante ed immutevole evento. Alla mia mamma. Il tempo dicono ci aiuterà..chissà, al momento abbiamo solo una lapide su cui piangere, nient'altro. Sarebbe costruttivo incontrare qualcuno che ha vissuto un tale lutto, solo per capire cosa ha aiutato altri a sopravvivere, a tornare a sperare, a sorridere, a credere che ci sia qualcosa di buono in questa vita.



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017