Luigi - 07/10/2011

Sono il papà di un meraviglioso angelo, che ha attraversato velocemente la nostra vita.

Con mia moglie Carlotta abbiamo tanto desiderato, voluto e amato il nostro primo ed unico bambino. Alessandro ha vissuto con noi per 32 settimane, cullato dalla mamma con amorevoli e intensissime attenzioni. Il nostro Alessandro, dal greco " amico dell'uomo" ci ha lasciati con una profonda tristezza e una radicale trasformazione della nostra misera vita.

Siamo entrambi cattolici e Carlotta si affida alla religione per trovare conforto e per metabolizzare il lutto, io non riesco a rassegnarmi e non riesco a parlare del mio stato psichico, di frustrazione, di biasimo, di sconforto, di pietà, che cerco di nascondere in tutti i modi, rifugiandomi spesso nel lavoro.

Ai tanti perchè non ci sono risposte....

Quando visito la tomba di Alessandro, immancabilmente almeno una volta la settimana, provo un senso di profonda angoscia e impotenza. Dopo circa 10 mesi avrei potuto abbracciarlo, stringerlo, godere dei suoi sorrisi, dei suoi primi vagiti.. invece il mio rapporto materiale con Ale si estrinseca attraverso una lapide fredda, sospetta, surreale e angosciosa.

Il peggior dolore per un essere umano è "sopravvivere alla morte di un proprio figlio, ancorchè mai nato"; avverto tutta l'impotenza che un padre vorrebbe scacciare con tutte le sue forze ma che incombe nella sua testa senza pietà, divorandone il sonno, le abitudini, gli affetti, la vita stessa..

La costernazione a volte mi impedisce persino di supportare e sorreggere il dolore di Carlotta che l'ha portato in grembo per 32 settimana; poi la razionalità ogni tanto si fa strada e mi guida per recitare il ruolo del marito e dell'uomo forte che deve sostenere la propria moglie...

Se fosse stato possibile avrei rinunciato alla mia vita pur di riuscire a salvare quella di Alessandro ma il nostro Piccolo è volato via senza che ci accorgessimo di nulla..

Mi preoccupo di non lasciare la sua tomba al buio e di cambiare l'acqua alle margherite bianche che di tanto in tanto porto sulla sua tomba..

Alessandro il tuo viso mi accompagnerà finchè vivrò e finchè avrò memoria... a volte preferirei perderla..

Ho scritto questi pensieri perchè è ciò che sento dal profondo e per condividere il mio dolore e quello della mamma con tutti coloro che hanno subito una disgrazia simile..

Non si guarisce perchè non vogliamo guarire; una ferita profonda desterà sempre la nostra attenzione nell'arco della nostra vita e ci ricorderà per sempre che essere papà e mamma significa godere dell'immenso dono della vita e della procreazione anche per un solo giorno; l'unica speranza è pensare che Alessandro possa giocare nell'Eden insieme agli Angeli e che possa ogni tanto guardare quaggiù ed avere misericordia di noi..

Luigi.



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017