Annagiulia - 17/09/2010

Elettrarosa, questo è il nome della mia bellissima bambina. Quando l'ho vista non potevo credere ai miei occhi, tanto era perfetta. Bruna, con tanti capelli neri, la bocca a cuore, il nasino delicato e gli occhi dal taglio all'insù. Solo il loro colore resterà per sempre un mistero, spero comunque siano azzurri , come quelli di mio marito.Era stupenda, proporzionata, di tre chili e due per cinquantuno centimetri. Sembrava dormisse, con la testina leggermente reclinata appoggiata sulla spalla  destra. Ho ventotto anni ed ho avuto una gravidanza gioiosa , senza problemi di alcun tipo.
La mia piccola cresceva, stava bene ed entrambe pregustavamo il momento in cui ci saremmo viste. Sono una cantante lirica di professione ed ho continuato a cantare senza problemi fino alla fine della mia gravidanza. La prima volta che l'ho sentita è stato al quinto mese, proprio durante un mio concerto, un piccolo calcio di approvazione! Man mano che cresceva, a seconda dei movimenti che faceva capivo se quel genere musicale le piaceva o la infastidiva, proprio come una piccola critica musicale.
I miei conti finivano l'undici aprile duemiladieci. Puntuale come un orologio quella sera Elettrarosa inizia a prepararsi, sento i primi dolori e capisco che il momento è arrivato. Tutto è pronto, mio marito è emozionatissimo ed io mi sento una leonessa pronta ad affrontare questa battaglia per dare alla luce mia figlia. So che non devo correre subito in ospedale poichè il travaglio può durare parecchio. I veri dolori non mi sono mai arrivati. Sento nella mia pancia come una battaglia che la mia piccola sta affrontando da sola e poi non la sento più. Mi assale un atroce presentimento che cerco di scacciare anche se noi mamme sentiamo a pelle quello che succede ai nostri figli. Vado in ospedale al pronto soccorso e subito i dottori mi fanno un ecografia.Ricordo il volto del ginecologo e dell'ostetrica che tacitamente cercavano il modo migliore per dirlo. Quel cuoricino che avevo sentito dopo solo venti giorni di gestazione non batteva più.Avevo fatto l'ultimo tracciato il giorno prima ed era tutto perfetto ed ora Elettrarosa era morta. In ospedale i dottori sono stati bravissimi, mi hanno fatto il parto indotto per preservarmi. Ero distrutta, morta con lei e spaventata sapendo di dover affrontare un travaglio senza poter poi udire la voce di mia figlia. Quando sono entrata in sala parto, tra dolori fortissimi e arrivati tutti insieme poichè indotti credevo di morire ma ad un certo punto ho sentito pervadermi una grande forza, non umana, sapevo che la mia piccolina mi era ancora vicina e che io glielo dovevo. Mio marito era con me e mi stringeva la mano. Elettra è nata il quattordici aprile duemiladieci alle sedici e trenta. Quando è arrivata alla luce tutti abbiamo capito.
Durante il travaglio le era finito il cordone tra il mento e la spalla sinistra ed era stato compresso. Se avesse girato la testina dall'altro lato forse sarebbe stata qui. Io la sento comunque vicina e so che si prenderà sempre cura della sua mamma e del suo papà come avremmo fatto noi con lei e la amo e l' amerò per sempre. Lei è stata il nostro dono, un dono d'amore che ha fatto capire a me e mio marito quanto ci amiamo, anche nella sofferenza. Non saremo mai soli perchè lei è con noi e la rivedremo in tutti i suoi  fratelli .A tutte le mamme che hanno sofferto come me dedico questa frase riportata sotto una scultura mariana: è vivo!

Annagiulia.



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017