Marta - 30/10/2007

Il mio nome è Marta, ho 38 anni, scrivo queste pagine perché è solo ciò che mi resta da fare in ricordo della mia piccola Chiara, scrivo per raccontare un sogno, un sogno che ha avuto inizio una domenica mattina nel dicembre 2006, con l'emozione nel vedere quel doppio segno rosa nel test, ed ha avuto fine un sabato di un caldo agosto dell'anno successivo.
Era la mia prima gravidanza, cercata da tanto tempo, tanto sognata, attesa più che mai, per gioia mia e di mio marito. Era la splendida cornice di un meraviglioso quadro, il nostro matrimonio, un sogno che si avverava con tanta gioia, mista a timori, ansie.
Sì, perché quel figlio noi l'attendevamo da tempo, ed io ero tanto felice, tanto orgogliosa e fiera di me. Felice di una gravidanza che stava andando bene, anzi troppo bene, quasi da non crederci, fiera di mostrare quella pancia portatrice di vita.
Volevamo questa bimba più che mai….la mia piccola Chiara, nata morta il 4 agosto 2007.
Doveva essere del segno del leone, un piccolo leoncino che non faceva altro che muoversi tanto dentro di me. Si muoveva troppo, ricordo che non mi faceva dormire, scalciava così intensamente quasi non vedesse l'ora di uscire. Soffrivamo insieme per il gran caldo estivo, per le caviglie gonfie… ma tutto era sopportabile al pensiero che mancavano circa dieci giorni alla nascita. Quella nascita per la quale nutrivo un po' di terrore e che ripensandoci ora...
Sono passati oramai circa due mesi da quel tragico sabato.
Non l'avevo sentita più muoversi dentro di me. Durante la notte avevo cercato in tutti i modi di sentirla e per un attimo mi era sfiorato anche il pensiero della sua morte… ma mi dicevo “non è possibile, sono alla fine della gravidanza, devo stare tranquilla, starà dormendo, domattina la sentirò di nuovo…”. La mattina successiva andiamo in ospedale, viene fatto il monitoraggio da un ostetrica che non sente il battito e che inizia ad agitarsi, così viene chiamato il medico di turno. Inconsciamente io già sapevo quello che stava di lì per succedere, ma non volevo proferir parola soprattutto con mio marito.
E poi giù di corsa per il cesareo d'urgenza perchè il cuoricino di Chiara non si sentiva più.
Neanche l'elettrocardiogramma sono riusciti a farmi dato lo stato di forte agitazione in cui mi trovavo.
Al risveglio ho chiesto come era andata, una mano ha stretto forte la mia mano e lì ho capito.
Ho capito che il grande sogno si era infranto. Al ritorno in camera mi ricordo di aver ricevuto un grande abbraccio da mia madre alla quale ho chiesto, tra le lacrime, cos'era successo.
Chiara non c'era più! Com'era stato possibile! Era colpa mia! ...
...Era bellissima... l'ho voluta vedere...le ho detto addio...
Niente foto però, mio marito non ha voluto, preferiva ricordarla come l'abbiamo conosciuta: con l'immagine tridimensionale dell'ultima ecografia, così serena nella pancia della mamma.
E poi la registrazione in comune. Avevo sognato quel momento tante volte, mio marito che sarebbe andato in comune con tanto orgoglio, che avrebbe scelto il pediatra, che sarebbe uscito dall'ospedale con me al fianco e con il suo cucciolo tra le braccia.
Ora le ceneri di Chiara sono a casa (così abbiamo voluto, non la volevamo in un cimitero). Lei riposa quì, per ora in quella cameretta gioiosa che "insieme" avevamo dipinto con farfalle e margherite.
Mai e poi mai mi sarei immaginata che la gioia di nove mesi di attesa si sarebbe un giorno trasformata in un immenso dolore, un dolore profondo che ti lacera dentro e si porta via tanti progetti, tanta serenità, la felicità tanto cercata.
Tutti mi dicono di essere forte, ma è difficile. Loro non sanno quanto è difficile!
So che il tempo addolcirà tutto, ma purtroppo non cancellerà ciò che è successo. Rimarrà sempre il ricordo di una primogenita che non abbiamo avuto la fortuna di sentir piangere, di conoscere.
Doveva essere una gioia per tutti, invece si è trasformata in un incubo, ancor più oggi a circa due mesi di distanza, in cerca di un aiuto anche medico che non trovi, in un dolore che non ha mai fine, aspettando il tempo che passi velocemente, nell'attesa di una nuova gravidanza.
Il dolore è stato enorme e lacerante.
Qualcuno mi è stato vicino, altri per paura, timore o convenienza, non so, non lì ho sentiti più, né una telefonata, né una parola. Eppure ne avevo un immenso bisogno! Ricordo giorni nei quali mi sentivo sprofondare in un baratro senza fine, giorni che passavo da sola perché gli altri avevano paura di disturbare! Forse la tragedia di vedere una bimba così piccola morire era solo mia, per gli altri è stata solo l'occasione di dire…”ci riproverai, la prossima volta andrà bene”…
Devo dire che non mi sono sentita mai così sola come in quei giorni, mio marito mi è stato vicino, è stato tanto forte, ma lui non ha sentito crescere questa vita dentro e non ha potuto aiutarmi come avevo bisogno in certi momenti.
Ora mi trovo a riempire questi giorni vuoti, che non passano mai, con futili cose, insensati impegni. Nei miei progetti avrebbero dovuto essere pieni di vita, pieni di amore. Amore per lei, lei e il suo ricordo che ora più che mai ha un valore immenso, che prima non comprendevo nella sua grandezza.
Il suo ricordo…non mi rimane altro.
E allora mi chiedo: perché Dio non ce l'hai lasciata, ne avevamo tanto bisogno, l'avremmo tanto amata, più di noi stessi!

"Chiara,
piccolo adorato angelo mio, cosa mi rimane di te?
Stringere forte un tuo vestitino, guardare l'unica foto che ho di te,
toccare la piccola urna dove tu riposi per sempre!
Piccolo angelo volato in cielo, troppo è il dolore che sento dentro!
Faccio il possibile per superarlo….ma quanto vorrei averti ora qui con me!
Chiara, amore di una vita intera,
gioia e dolore infiniti per la mamma che per sempre ti avrà nel suo cuore!"

Marta



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017