Maria Cristina - 03/05/2007

Il 2 novembre 2006, ormai esattamente 6 mesi fa, non è nato il mio bambino. Ho deciso di raccontare anche io la mia esperienza (purtroppo uguale o molto simile a tutte le altre) perché ho trovato conforto nel leggere quelle degli altri genitori e perché sento il bisogno di comunicare la mia e fare qualche osservazione.

Ho 39 anni, era la prima gravidanza e mi mancavano 8 giorni a finire il tempo canonico, quando è successa la tragedia.

Il decorso era stato a dir poco perfetto, due giorni di nausea in tutto, analisi sempre in regola, amniocentesi superata tranquillamente (5 tipi diversi di analisi!), ecografie tutte nella norma, visite almeno una volta al mese, ultimo monitoraggio una settimana prima, e ultima visita ginecologica, tre giorni prima. Non poteva andare meglio di così insomma.

Il primo novembre mi era parso di sentire solo al mattino il movimento del bambino e poi più nulla, ma non ne ero sicura, insomma capitava che alcuni giorni si muovesse di più e altri meno, insomma non me ne sono preoccupata, perché mai mi sarei aspettata una cosa del genere, del resto era pure la prima gravidanza. Il giorno dopo non avendo sentito il movimento neppure al risveglio, mi è venuto un dubbio e sono andata in ospedale, a dire il vero moderatamente preoccupata, come ero preoccupata ad ogni visita. Anzi meno del solito, considerato il fatto che pensavo che ormai era fatta e che ogni volta mi ero preoccupata inutilmente (avevo portato le analisi infatti, ma non la borsa).

Appena arrivata ho fatto l'ecografia e mi sono sentita dire: “mi dispiace non c'è battito”. Un copione già scritto insomma. Quello che ho provato non saprei spiegarlo, rabbia, delusione, un senso di sfortuna incombente, pensavo si fossero sbagliati, soprattutto quando il medico ha detto all'infermiera: “bisogna farla partorire” e poi hanno scritto sulla cartella: “sospetta morte intrauterina”. Mi ricordo che chiesi: “come partorire, ma non è morto?” non capivo come si potesse parlare di parto, se il bambino era morto.

Mi è stato proposto il parto naturale, ma appena mi hanno detto che ci sarebbero voluti anche due giorni, mi sono rifiutata e ho optato per il cesario.

Non mi sono pentita della scelta fatta perché non credo che avrei potuto sopportare una cosa del genere. Già sono stati terribili quei 5 giorni passati in ospedale, rinchiusa in una stanza in fondo al corridoio in compagnia di altre donne a cui erano accadute una serie di disgrazie simili (ne sono passate 4 in 5 giorni, secondi, terzi aborti spontanei, aborto dovuto ad amniocentesi, aborti volontari riusciti male) e lontana dalla zona felice..(lontana, si far per dire, visto che poi i vagiti risuonavano ovunque, i parenti con i fiori in mano stavano in ogni dove e tutto il giorno rimbombava dappertutto una specie di battito inquietante di qualche incubatrice o altro macchinario). Assistere anche alla “nascita” per me sarebbe stato insopportabile.

Non ho voluto vedere nessuno a parte i familiari più stretti e il bambino non l'ho neppure visto, ne in realtà so che nome gli sia stato dato alla fine, perché di tutte le pratiche burocratiche se ne è occupato mio suocero. Ho cercato quindi di prendere il tutto come una sorta di malattia e l'unico pensiero per me in quei giorni era di uscire da quel posto orribile il prima possibile guarita. Infatti quando già ho potuto mangiare e quando sono tornata a casa, mi sono sentita quasi felice.

In realtà di questo mi sono pentita, di non aver visto neppure com'era e di non aver neppure scelto il nome per lui, perché ero stata indecisa fino all'ultimo, spero che qualcuno gli abbia fatto una fotografia almeno e spero che lo abbiano chiamato Davide (anche se non ve ne sarebbe nessun motivo, considerato il fatto che era stato il primo nome scelto e poi abbandonato) e prima o poi chiederò dove è seppellito, ma per ora su questa vicenda c'è in famiglia un silenzio assoluto, un po' per mia scelta, un po' perché credo che siano tutti ancora molto turbati.

Non ho ancora neppure ritirato la cartella clinica, anche se il ginecologo mi ha detto in via ufficiosa che come da copione anche in questo caso non è risultato assolutamente nulla di patologico né su di me né su di lui, unica anomalia - ma che a suo parere non avrebbe mai potuto causare un evento del genere - era il cordone ombelicale un po' corto.

A questa cosa ci penso e ci devo pensare tutti i giorni, a volte mi sembra come se non fosse capitata a me, una sorta di incubo dal quale mi sono risvegliata, altre volte sono piena di sensi di colpa soprattutto per il mio atteggiamento ricorrente di non consideralo come un figlio perduto, ma come una sorta di incidente.  E ce l'ho con lui per essere arrivato, avermi illusa ed essersene andato senza nessuna ragione. Come se l'avesse fatto apposta. Perché non c'è nessuna spiegazione per una cosa del genere. Anche se poi mi dico che c'è anche se non è stata ancora scoperta probabilmente e che quindi non è colpa sua.

Ho pensato e ripensato in continuazione a dove posso aver sbagliato, al fatto che qualche giorno prima ero caduta (anche se non avevo battuto la pancia), al fatto che qualche volta avevo bevuto mezzo bicchiere di vino a stomaco vuoto, al fatto che comunque non avevo smesso del tutto di fumare, al fatto che non avevo fatto troppo sesso o ne avevo fatto troppo poco, che un giorno avevo preso un po' di sole sulla pancia e si era spellata, per arrivare a pensare che era stata colpa del piatto indiano che avevo mangiato o della mia voglia sfrenata di kebab, o magari di qualche fattura…

Te ne vengono in mente di tutti i tipi, poi ti dici anche che se devono nascere i bambini nascono, anche i figli di tossicodipendenti, alcolisti, di genitori denutriti e in condizioni igieniche disastrose. Io avevo fatto decine di visite e di analisi, preso centinaia e centinaia di vitamine. Non avevo lavorato, avevo cercato di prenderla nel modo più naturale e leggero possibile, anche se molti sacrifici (per il mio stile di vita precedente) mi pesavano.

A conti fatti a ripensarci quello che mi fa stare più male è di aver avuto l'arroganza di pensare che ce l'avevo fatta, me l'ero presa comoda con questa gravidanza, avevo 38 anni, eppure quando avevo deciso in un mese ero rimasta incinta ed era andato tutto bene. Avevo scritto qualche pagina su una sorta di diario che tengo a tratti e avevo espresso proprio questo pensiero e mi sentivo fortunata, nonostante alcuni errori che avevo fatto nella mia vita, non ultimo il fatto di procrastinare questa gravidanza il più a lungo possibile. Anzi considerati altri eventi infelici e assurdi che mi erano capitati solo un anno prima, pensavo: “finalmente una cosa che va per il verso giusto”.

Non oso ancora rileggere quello che ho scritto e non so se mai riuscirò a farlo. Anche qui mi dico, quando sono in buona con me stessa, che altre donne che conosco hanno fatto i miei stessi errori eppure gli è andata bene, ma non riesco comunque a perdonarmi il fatto di essermi sentita fortuna e anche un po' baldanzosa per essere riuscita al primo tentativo, quando altre persone ci mettevano anni e si dovevano sottoporre ad ogni tipo di tortura.

E al fardello di sensi di colpa complessivo aggiungo anche di non essere stata contenta che fosse un maschio, perché avrei voluto una femmina, e di aver avuto tanti dubbi su questa gravidanza anche quando era già in corso e sia pure voluta, perché non mi sentivo pronta, nonostante l'età (diciamolo pure a questo punto) avanzata. Il fatto di aver deciso che questo bambino doveva nascere e aver scelto anche dei giorni per farlo (nonostante sia quello che fanno tutti) mi da quasi l'idea di aver forzato gli eventi e di essere stata punita e che lo dovevo fare prima quando ero più giovane e quando non era necessario contare i giorni e segnarsi il giorno di inizio del ciclo..

Ora che il mondo mi è crollato addosso,  devo di nuovo fare i conti con l'età, e con tutta la trafila successiva (esami contro esami amniocentesi etc.. etc..) e mi sento atterrita. Provo anche una sorta di rifiuto all'idea di rimanere di nuovo incinta (nonostante non utilizzi metodi anticoncezionali sia pure non cercando i giorni giusti) e c'è una parte di me che spera che non accada di nuovo, perché non sono sicura di farcela, ad affrontare altri traumi. Ad affrontare persino il fatto di uscire con la pancia e sentire i commenti della gente. Se dovesse succedere di nuovo, vorrei farlo di nascosto senza che nessuno sappia nulla.

Anzi per la verità da un lato mi piacerebbe metterci una pietra sopra, ma c'è una piccola vocina in me che me lo impedisce, sarà l'istinto naturale alla procreazione non so, ma che comunque si è decisamente risvegliato troppo tardi. A volte penso pure che è assurdo dover affrontare tutto questo per avere un figlio, anche la stessa gravidanza che dura nove mesi mi sembra decisamente troppo.

A tutto questo si aggiunge il fatto che la gente non ti lascia in pace, ti ritrovi a spiegare a distanza di mesi a perfetti sconosciuti che è andata a finire male e come mai non c'è il bambino, la gente che ti chiede alla posta se vuoi passare avanti, il dermatologo che dice che viste le mie condizioni non può farmi un intervento (visto che dopo sei mesi continuo ad avere una inquietante pancia a punta), amici e non che ti continuano a chiedere quando ci riprovi e che è giusto riprovarci e che la cosa migliore è fare un ALTRO bambino. A questo proposito ho capito sul sito “ciaolapo” che la sensazione che ho provato quando ti dicono di fare un ALTRO bambino è comune a quella di altre donne che hanno vissuto la stessa esperienza. Un altro non è quel, non è il tuo bambino. A volte penso che non voglio nessun altro bambino, che anche se allora non ci pensavo io volevo solo quel bambino e lo volevo proprio maschio, anche se credevo di volerlo femmina, anche se in quel momento pensavo che non era lui il bambino che volevo.

Termino questo lungo sfogo con qualche considerazione sugli aspetti medici della vicenda. Mi continuo a chiedere perché il mio ginecologo che io ho sempre considerato un'allarmista di professione, che mi tartassava per ogni piccola cosa, analisi e contro analisi che si sono rivelate del tutto inutili, centinaia e centinaia di vitamine, che mi ha messo a dieta avvertendomi più volte di tutti i rischi connessi ad un eccessivo aumento di peso, perché mai la stessa persona, non mi ha mai detto di quello che poteva accadere. Che quando al settimo mese gli ho chiesto, passato il periodo a rischio, fatta la morfologica etc.. se c'erano altri eventi che potevano mettere in pericolo la gravidanza, mi ha parlato di gestosi e mi ha detto  scherzando che sì, mi poteva cadere un vaso in testa. Mi chiedo perché non mi ha avvertito di controllare i movimenti non una ma cento volte al giorno. Perché su questo triste epilogo della migliore gravidanza non mi ha detto nulla. Perché su queste cose vige il silenzio più assoluto da parte di tutti (salvo poi scoprire che in ogni famiglia è successa a qualche parente o amico una cosa del genere).

Insomma alla fine il rischi  che accada una cosa del genere (mi pare di aver letto uno su cento) non sono certo inferiori a quelli connessi all'amniocentesi, o ad altre malattie tipo gestosi etc..

Perché non dire nulla e soprattutto perché accanirsi a far finire il tempo (e magari, come ho letto in alcuni casi, a prostacrinarlo pure) per arrivare a un parto naturale. E' chiaro che con il gioco dei se e dei ma, non si finisce più, ma nessuno mi toglie dalla testa che se magari io in quei giorni avessi fissato la camera per fare un cesario tutto questo non sarebbe successo (mancavano solo 8 giorni!)

Perché arrivare sempre all'ultimo minuto, con tutti i rischi connessi al parto. Perché non ci sono studi seri, statistiche etc.. su una cosa che poi non è del tutto infrequente, come ho scoperto dopo. Perché nessuno ti dice mai niente. Perché anche su internet che mi sono spulciata in nove mesi ogni giorno, si trova poco e niente su questo tipo di vicenda, che sembra non capitare a nessuno, o se capita sembra essere dovuta a problemi legati al parto e/o errori medici.

Ho aspettato fino agli ultimi 15 giorni prima di mettere la carta da parati alla cameretta, preparare la culla, organizzare le cose mie e del bambino, con tutti a dire ancora non hai fatto niente, guarda che può nascere anche un mese prima e blabla, alla fine mi sentivo una scriteriata. Ho aspettato fino a quando non mi sono sentita sicura (fino a quando i polmoni non erano formati e quindi avrebbe potuto affrontare anche un parto prima del tempo, illusa!), per poi scoprire che di sicuro non c'era proprio nulla.

Se avessi saputo di un epilogo del genere almeno oggi non dovrei pensare a restituire carrozzine e passeggini prestati (ancora non oso andare in soffitta per iniziare a fare questa cosa), non dovrei passare tutti i giorni davanti alla cameretta vuota con quella carta da parati da bambini che mi riempie di rabbia, perché mi fa pensare sia a quanto sono stata stupida a pensare che era fatta, sia al fatto che se pure servisse un domani sarà per un altro bambino.  E mi fa provare un senso di fastidio nei confronti di un bambino nuovo che neppure esiste e che non so neppure se voglio a questo punto.

Non è giusto tacere. Come ha scritto un'altra donna a cui è capitata una cosa del genere: tutti dovrebbero sapere.

12/08/2009

Dopo il tragico evento e un primo periodo di perplessità circa una nuova gravidanza durato nove mesi, ci ho ricominciato a pensare e a quel punto sono sprofondata in un baratro vero, avevo da poco compiuto quarant'anni e ho iniziato a notare dei salti nel ciclo proprio nel momento in cui avevo deciso di riprovarci. Ed infatti mentre la prima volta ero rimasta incinta quasi subito, stavolta passavano i mesi e non succedeva nulla, a quel punto molto a malincuore mi decido a fare degli accertamenti (esami ormonali, isterosalpingrafia, monitoraggio dell'ovulazione) e da questi risulta che non avevo più ovulazione (situazione che si è protatta per vari mesi) oltre ad avere una tuba chiusa!
Forse per le aderenze del parto cesareo precedente, forse a causa dell'uso della spirale, forse costituzionale, boh! fatto sta che anche questa cosa riduceva del 50% la possibilità.
Questo strazio di esami e contro esami durava altri nove mesi circa, quando a luglio dell'anno scorso, mi si dice che a quasi 41 anni e nella mia situazione, giusto un miracolo. E mi si consiglia caldamente di dirigermi verso l'inseminazione artificiale. Si può immaginare il mio stato d'animo, avevo la quasi certezza che mai avrei avuto un figlio. E mi maledivo per non aver tentato prima.
Tutto ciò avveniva circa il 10 luglio dell'anno scorso e il 22 luglio mi decido ad adottare una bella cagnolona al canile, so che potrebbe sembrare che non c'entri nulla in questa storia, ma in realtà non è così perchè si dice che i cani presi al canile siano fortunati e portino fortuna e poi per i giorni/mesi seguenti il fatto di dirottare la mia attenzione su di lei mi ha aiutato tantissimo. Inoltre il mio compagno inizialmente non era d'accordo, ma un amico di famiglia (veterinario) disse: "ma fatele prendere questo cane che poi sicuramente si distrae e rimane incinta!" Detto, fatto.

Ad agosto decido di prendermi un po' di vacanza mentale e di rinviare la risoluzione del problema a settembre, ed esattamente 10 giorni dopo rimango incinta!
Le cose poi comunque non sono andate lisce sin da subito, questa gravidanza (a differenza della prima paradossalmente) inizia malissimo, perdite emorragiche, dolori, e fastidi di tutti i generi e infatti non so neppure perchè i primi di settembre mi salta in testa di fare il test, nonostante questa specie di mestruazione (che oltre ad essere notevolmente in ritardo era molto diversa dal solito) in ogni modo dalla lettura dello stick risultavo straincinta. A quel punto momenti di panico, perchè l'idea iniziale era stata (anche del ginecologo) che fosse un aborto. Ma dall'ecografia successiva alla quinta settimana si vedeva il battito. I mesi seguenti sono stati pieni di angoscia, perchè continuavo ad avere queste emorragie e ogni volta correvo al pronto soccorso o a fare qualche ecografia per vedere se era tutto a posto. In realtà nessuno sapeva spiegare il fenomeno, parlavano di minaccia di aborto, anche se in realtà dall'ecografia non risultavano distacchi di placenta. Questa storia è durata fino al quinto mese, insomma le perdite si sono arrestate a ridosso dell'amniocentesi. In quei giorni ho sempre pensato che non ce l'avrei fatta, che il destino si accaniva contro di me e che mi prendeva anche in giro. Man mano che la gravidanza andava avanti iniziavo a sperare, ma avevo sempre una gran paura. In realtà un po' di serenità me la dava proprio la bambina che ha iniziato a muoversi precocemente e si muoveva in continuazione, ogni ora almeno sempre la sentivo, (cosa che non è accaduta nell'altra gravidanza), quasi a rincuorarmi che fosse tutto a posto. Quindi sapevo che era viva e stava bene.

Visto il caso precedente inspiegato, ho fatto un minimo di terapia a puro scopo precauzionale (cardioaspirina essenzialmente) e decine di ecografie e monitoraggi, e poi in accordo con il ginecologo, visto che non me la sentivo di aspettare il termine del tempo e avendo già fatto il parto cesareo, abbiamo fissato l'intervento alla 38° settimana non un giorno di più.

E il 20 aprile è nata M. E., lo scrivo oggi con le lacrime agli occhi e ancora oggi che ha 3 mesi e 20 giorni mi sembra un miracolo. E forse lo è veramente un miracolo. E' una bambina bellissima e buonissima che mette gioia solo a guardarla.
A volte ho ancora delle paure, perchè mi sembra incredibile provare tutta questa gioia e serenità dopo tutto quello che abbiamo passato, tutto quello che ho sofferto me lo porto dentro, ma non voglio che rovini i giorni più belli della mia vita. Quindi cerco di essere una madre non eccessivamente ansiosa e apprensiva.

Concludo dicendo che auguro con tutto il cuore a tutte le persone che hanno perso un bimbo di svegliarsi un giorno e di sentirsi di nuovo felici, che tutto può accadere, anche se sembra che tutto sia sempre contro di noi. Il dolore non si dimentica, ma la gioia la si può ancora provare.



Privacy Policy
Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017