Francesca - 26/03/2007

Mi chiamo Francesca e ho 36 anni. Il 23 febbraio 2007 alle 12.30 è nato Giacomo il nostro secondogenito ed è stato terribile! Lui infatti era morto (da qualche giorno, hanno detto i medici). Con noi c'è Aurora, una piccola peste di venti mesi che è nata il 5 luglio 2005 dopo anni di tentativi e  di stressanti esami clinici (negativi per fortuna) per verificare il nostro stato di fertilità. Quando il 22 luglio 2006 il test di gravidanza è risultato positivo, eravamo felici e sorpresi di essere riusciti così presto a iniziare un altro cammino verso una nuova vita che il destino ci aveva regalato. La gravidanza è continuata senza problemi e la nostra gioia aumentava di giorno in giorno. Anche Aurora, sebbene piccola, era curiosa di conoscere il fratellino che cresceva e giocava nel pancione della mamma ... E quando, la notte tra il 22 e il 23 febbraio ho iniziato ad avere le contrazioni ero tranquilla e sicura che sarebbe andato tutto bene. Alle 07.00 siamo arrivati in ospedale e subito ho capito che c'era qualche problema. Le mezze frasi dell'ostetrica e le dottoresse, chiamate d'urgenza per farmi un' ecografia, che mi chiedevano: "Da quanto tempo non lo sente muovere?"mi hanno fatto precipitare in un'angoscia tremenda e in quei momenti ho pregato. Mezz'ora più tardi ho dovuto sentire la frase che un genitore non vorrebbe mai ascoltare:"MI DISPIACE NON C'E BATTITO". Mio marito è piombato subito nella disperazione, io mi sono fatta forza perchè volevo far nascere Giacomo al più presto. Alle 12.30 è nato e forse per un attimo ho sperato di sentirlo piangere! Su consiglio dei medici non l'abbiamo visto subito. Le ore successive al parto sono state piene di stordimento. Io non riuscivo a capire come mai non mi fossi accorta di  quello che stava succedano dentro di me. I medici mi hanno detto che i movimenti che io percepivo erano in realtà i galleggiamenti del piccolo nel liquido e che comunque per quanti controlli si possano fare in gravidanza (ultima eco il 7 febbraio), queste cose succedono all'improvviso. Sulla morte di Giacomo sono state fatte alcune ipotesi ma siamo in attesa del risultato dell'autopsia. Io da subito ho deciso che dovevo essere forte per Aurora, per Piero, per le persone a noi vicine e forse per me stessa ma è difficile. Mi hanno dimessa il giorno dopo e tornare a casa e trovare Aurora con  le sue coccole e i suoi capricci ci è stato e ci è di grande aiuto. Il 28 febbraio abbiamo salutato nostro figlio per l'ultima volta. Nella a cappella dell'obitorio era nella bara bianca con la tutina azzurra che gli avevo preparato per l'uscita dall'ospedale: sembrava dormisse, era bello e io avrei voluto prenderlo in braccio e cantargli al ninna nanna almeno una volta, avrei voluto rimanere lì e non allontanarmi mai da lui, L'ho accarezzato fino a quando è arrivato il momento di lasciarlo andare. E' stato importante poterlo vedere anche per Piero che inizialmente non voleva. Adesso da bimbo che ha solamente sfiorato la vita è un angioletto che sorride da lassù.  In cimitero  è vicino alla nonna paterna che sicuramente lo fa sentire meno solo, così mi piace pensare. In questo periodo il calore dei parenti e degli amici è stato molto importante ma solo noi possiamo capire l'enormità del dolore che ci travolge e per questo sento il bisogno di stare il più possibile con Piero ed Aurora. Questa tragedia ha rafforzato in me il desiderio di vivere e  la famiglia come motivazione per ogni azione e pensiero della giornata e spero che chi ci è vicino riesca a rispettare questo desiderio.
ll senso di vuoto che proviamo è talmente forte che è difficile andare avanti; io alterno sentimenti di solitudine a sensi di colpa tremendi per non averlo saputo proteggere ........ma bisogna andare avanti per Aurora e per noi stessi con la speranza che, un giorno, con l'aiuto di Giacomo riusciremo ad essere di nuovo felici!
Francesca.



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017