Riccarda - 21/04/2006

Oggi finalmente dopo quattro mesi mi sento più serena anche se non posso fare a meno di piangere mentre scrivo questa mail, anch'io piango per una gravidanza infelice e per il piccolo Alberto nato morto il 2/01/2006. Quella che ho vissuto è un'esperienza atroce che mi accompagnerà tutta la vita, per mesi mi sono rifiutata di raccontarla perchè ritenevo inutile far sentire agli altri quel dolore che penso sia solo il mio e di mio marito.
Sono sempre stata una persona forte con un lavoro  impegnativo forse per questo Dio ha voluto darmi questa croce perchè forse pensava e pensa come tutti gli altri , che la possa sopportare. E' invece quello che ho patito e sto patendo è insopportabile.
La mia gravidanza è iniziata in maniera inaspettata,a Giugno 2005 ho scoperto di essere incinta già alla 5° settimana, dopo è seguito il normale iter, alla 10° settimana ho avuto un distacco di placenta curato con progesterone e riposo.
Alla fine di Agosto la minaccia è stata ampiamente superata, tuttavia, stante il lavoro impegnativo ( funzionario servizi sociali) il mio ginecologo mi ha interdetta dal servizio.
Ho passato i mesi successivi cercando di essere più tranquilla e serena e mettendo in secondo piano il lavoro per 35 anni il primo obiettivo della mia vita.
Ho eseguito tutti gli esami premorfologiche , morfologiche e sempre è stato riscontrato l'ottimo stato di salute mio e del mio bambino che peraltro cresceva oltre la media essendo alto  come me e suo padre.
Il 16 Dicembre 2005 ho effettuato un ulteriore ecografia per il controllo della crescita, anche in questo caso il bambino stava benissimo e pesava già un chilo e seicentocinquanta grammi.
Tutto è proseguito regolare sino al 31/12/05, avvertivo i suoi movimenti forti e insistenti .
Il 31/12/05 alle ore 24.00 poco dopo i festeggiamenti e gli auguri sono andata in bagno e ho verificato una piccolissima perdita rosa, sono subito tornata a casa.
Il 1 Gennaio 2006 ho chiamato la mia ginecologa, mi ha consigliato riposo ed in via precauzionale un tracciato in ospedale. Il 1 Gennaio 2006 alle ore 16.00 il ginecologo di turno ha constatato e mi ha comunicato brutalmente la totale assenza di battito cardiaco e l'avvenuta morte improvvisa del mio bambino.
Penso che quelle date, quelle parole, quello che è seguito mi accompagneranno tutta la vita.
Ero sconvolta e disperata mi hanno messo in una camera singola e consigliato un parto naturale, ho passato tutta la notte del 1/01/2006 a cullare il mio bambino morto , non dimenticherò mai l'attesa del parto e quella sensazione di movimento che invece era solo il suo corpo morto che si spostava dentro di me.
L'indomani hanno ancora cercato di convincermi per il parto naturale ma io mi sono fermamente rifiutata , non sopportavo assolutamente l'idea che io potessi anche per un'altra sola ora essere la bara di mio figlio.
Ho chiesto e ottenuto un cesareo che mi è stato eseguito un ora dopo e senza insistenze, volevo uscire dall'ospedale con l'idea di un intervento e non di un parto.
Il mio bambino è nato morto il 2/01/2006 alla 33 settimana di gestazione, pesava 2 chili, ed era un bambino bellissimo e sanissimo a detta di chi lo ha visto alla nascita.
Io ero sotto anestesia totale, al risveglio era troppo tardi per poterlo vedere, ma in cuor mio pensavo e speravo che qualcuno avesse scattato una foto, ero disperata per non averlo visto.
il 10/01/2006 per la prima volta dopo il ricovero e tutto il resto sono andata al cimitero , vedevo innanzi a me una lapide bianca di marmo semplice e lineare come avevo voluto. Continuavo ad immaginare il mio bambino ,il suo viso i suoi occhi se aveva o meno i capelli e a chi assomigliava.
e' stato allora che mio marito ha deciso do farmi vedere quella foto che sentivo era stata scattata è stato allora che ho partorito mio figlio, scoprendolo altissimo e bellissimo identico alle mie foto da neonata ... ho amato Alberto con tutte le mie forze e continuo ad amarlo.
Ho avuto un figlio ed è morto e non  importa se non l'ho sentito piangere o se non ho visto i suoi sorrisi ... lui ha riso ha pianto e si è mosso dentro di me ... per me forse solo per me è realmente esistito... gli altri compreso mio marito l'hanno vissuto attraverso me.
Naturalmente per quello che è accaduto non c'è una spiegazione, non ci sono stati problemi genetici, non c'è alcun segno di soffocamento da cordone né patologie connesse alla placenta o al cordone ombelicale ... tutto normale, ma mio figlio è morto.
Io non ho ancora superato il problema forse perchè a seguito del cesareo devo attendere prima di rimanere nuovamente incinta o forse semplicemente perchè ogni persona ha i suoi tempi, io d'altronde ho dovuto pagare e pago lo scotto di essere una persona molto amata e conosciuta e quindi per mesi le poche volte che uscivo di casa ho dovuto rivivere il mio lutto rispondendo a domande ignare del tipo: quando hai partorito, auguri, il bimbo come sta e soprattutto ad affermazioni quali "meglio sia successo prima che dopo" oppure "e se fosse stato malato?", come se si può graduare il dolore, come se avere un figlio morto sia meglio di averlo malato.

Non voglio ascoltare più nessuno sono arrabbiata, soprattutto con dio al quale avevo affidato il mio bambino.
Oggi però 21/04/2006 so che esiste questo sito e so che è stata varata a Febbraio 2006 una legge che obbliga proprio all'approfondimento dei casi morte perinatale e neonatale, oggi mi sento meno sola ......

Riccarda



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017