Barbara e Gianluca - 05/04/2006

Sono trascorsi circa 4 mesi da quando Elena è morta, o meglio, non è mai nata.
La nostra storia è simile a quella di tante altre coppie: sono all'inizio della 40esima settimana di gestazione, è domenica sera, ed Elena si muove più del solito. Da quando avevo cominciato ad avvertire i suoi movimenti, ho sempre pensato che fosse una bambina molto vivace dal momento che si muoveva molto sia di giorno che di notte. Anche nelle ultime settimane di gestazione, quando i movimenti fetali dovrebbero ridursi a causa della mancanza di spazio, Elena si muoveva quasi ininterrottamente. Ma quella domenica sera, i suoi movimenti oltre che continui erano quasi convulsi. Lunedì mattina vado all'ultima lezione del corso pre-parto e sono particolarmente nervosa e la sera stessa mi rendo conto che è da qualche ora che non sento più i suoi movimenti. Sono in ansia, ma sdrammatizzo nel raccontare il fatto a mio marito (non voglio farlo preoccupare inutilmente!) e rimando all'indomani la visita al Pronto Soccorso dell'Ospedale nel reparto di Ostetricia.
Martedì mi reco finalmente all'Ospedale e mi eseguono la tocografia, ma il battito non si sente. Da qui in poi la stesso calvario che purtroppo hanno dovuto affrontare molte coppie: l'ecografia, il battito non c'è, lo smarrimento dei medici, il viso pallido di mio marito che allarmato dal via vai dei medici ha già capito di che cosa si tratta ed, infine, il parto indotto e la nascita-non nascita! Infatti i medici mi avevano consigliato il parto naturale, in modo da portare "naturalmente" a termine la gravidanza e cominciare a realizzare la perdita della mia bambina. Sono certa che sia stata la cosa migliore da fare: questo mi ha permesso di vedere e tenere in braccio Elena e di assicurarmi che era perfettamente sana oltre che bellissima. L'esame autoptico ha poi confermato che Elena era sana e non c'era nulla di fuorviante, ad eccezione di ben 3 giri di cordone ombelicale intorno al collo. Da quel momento la nostra vita non è stata più la stessa!

Come abbiamo affrontato e stiamo affrontando la perdita di Elena
  1.  Il controllo! Dopo che in Ospedale mi hanno comunicato che Elena non c'era più, ho avuto un estremo autocontrollo sia nell'affrontare il parto che nell'affrontare genitori, familiari ed amici che mi facevano visita. Non sono riuscita a piangere se non davanti a mia marito: mi dicevo, se ora crollo, crolleranno tutti! Qualcuno mi ha detto che durante il ricovero in Ospedale sono stata coraggiosa, persino serena. Poi ho scoperto che molte persone avevano pregato per me, per mio marito e per la piccola Elena (la forza della preghiera, per chi crede!).

  2.  Niente censura! Nei primi giorni dopo l'accaduto abbiamo raccontato e ancora raccontato tutto quello che era accaduto ai nostri familiari e agli amici più cari: mai come in questo momento sono stati tanto preziosi.

  3.  Il dialogo e l'ascolto! Dopo un mese circa abbiamo trascorso una piccola vacanza lontano da casa, io e mio marito da soli: in questo modo abbiamo potuto parlare a tu per tu di quello che era successo, e con fatica, abbiamo "realizzato": non è stato facile, dico psicologicamente, realizzare che nostra figlia era morta, dal momento che fino ad allora eravamo proiettati verso una nascita e non verso una perdita.

  4.  Il dolore! Dopo 2 mesi il dolore è ancora molto forte; da una parte c'è ancora tanta rabbia e non-accettazione dell'accaduto (perché a noi?); dall'altra soffriamo ancora molto entrambi nel vedere i neonati, le carrozzine, i vestiti per neonati etc. ed, io, nel vedere le "pance". Come se non bastasse sembra che il 2005 sia stato il più prolifico degli ultimi anni: siamo stati invitati a un Battesimo e diversi amici o conoscenti ci comunicano con gioia che il loro bambino è nato. Quando questo dolore sarà meno lacerante?

  5.  Nessun senso di colpa! Non ho mai pensato di aver fatto qualcosa di male durante la gravidanza che possa aver danneggiato Elena; inoltre, penso che Elena fosse una bambina serena, dal momento che nelle ecografie sorrideva sempre e faceva le smorfie: del resto l'ho cullata e amata per nove mesi!

  6.  Nessun colpevole! Io e mio marito non abbiamo mai pensato che il ginecologo o la struttura ospedaliera fossero in qualche misura responsabili della morte di Elena, dal momento che abbiamo eseguito tutte le ecografie possibili ed immaginabili, e l'ultima risaliva alla 38sima settimana di gestazione. A conferma di questo dopo 2 mesi e mezzo l'Ospedale ci ha rilasciato la cartella clinica di Elena e risulta quello che già sapevamo: alla nascita aveva 3 giri di cordone ombelicale intorno al collo, per il resto sanissima.

  7.  L'accettazione! Dopo 3 mesi e mezzo comincio ad accettare la morte di Elena e mi rendo conto di essere più serena; sono stanca di soffrire e desidero guardare con speranza al futuro. Sono certa che Quella Mano che non ha evitato che Elena morisse, presto ci darà la gioia di diventare ancora mamma e papà, nei tempi che Lui deciderà.

  8.  Oggi, dopo 4 mesi, sto facendo il passo che fino a qualche settimana fa mi sarebbe sembrato impossibile: vado a trovare una cara amica che ha appena avuto un maschietto e non vedo l'ora di vederlo! Certo il ricordo di Elena è ancora vivo e quando mi parlerà dell'allattamento o dei pianti notturni un piccolo pensiero andrà a lei (se fosse qui!) ma sono felice di vedere un piccolo che non è il mio.

Il Futuro
Confidiamo nel fatto che i giorni a venire saranno più "fra alti" che "fra bassi". Mi rendo conto che io e mio marito abbiamo tempi diversi per affrontare questa situazione: è come se viaggiassimo sullo stesso binario ma a due differenti velocità. Quando Gianluca è depresso io sono serena ed ho parole di conforto, quando sono io ad essere scoraggiata è lui che mi incoraggia e ridona speranza.

Riconosciamo entrambi che questa tragica esperienza ci ha molto ri-avvicinato e ci fa apprezzare ancora di più il tempo che trascorriamo insieme. Ci ha reso sicuramente più sensibili e partecipi al dolore degli altri: crediamo che se questa dolorosa esperienza non avesse prodotto nulla di buono in noi, sarebbe stata totalmente inutile (è solo il nostro parere). Siamo inoltre convinti che Elena rimane e rimarrà sempre la primogenita nel nostro ricordo e nel nostro cuore, anche se dovessimo avere ancora altri 10 figli.
Pensiamo che sarebbe estremamente utile oltre che bello incontrare altre coppie che hanno vissuto questa esperienza, semplicemente per parlarne. Ma ci rendiamo conto che, per motivi di privacy, non è possibile raggiungere queste coppie. Però ci chiediamo: esistono incontri di gruppo per gli alcolisti, per le famiglie con adolescenti difficili, e chi più ne ha più ne metta, ma non esistono incontri di gruppo per le coppie (e sono tante) che hanno vissuto l'esperienza della MEF?

Infine una preghiera regalataci da un'amica che vogliamo regalare a tutti voi

Il corpo soffre, il cuore urla.
È questa la croce, Signore?
Avrei voluta appoggiarla altrove
perché è troppo grande il dolore
ho avuto la mia creatura
e l'ho amata da sempre.
Ora non riesco a capire
ma l'affido a Te,
Padre della Vita e della Morte.
Accoglila e sarà angelo tra i tuoi angeli.
Ora l'affido a Te, Maria mamma celeste
Sarai Tu a cantarle la ninna nanna.

          Barbara e Gianluca



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017