Simona - 19/10/2005

Mi chiamo Simona, ho 27 anni e abito in un paesino della provincia di Novara.

Ho deciso di scrivere la mia storia, una storia di amore e sofferenza, verso un piccolo angelo.

Tutto è cominciato nell'aprile del 2004, quando ho scoperto di essere incinta. Ero felicissima, e con me anche il mio fidanzato. Al 5° mese di gravidanza ho scoperto che sarebbe stata una bella bambina, che avremmo chiamato Martina. Tutto procedeva bene, gli esami sono sempre stati regolari, Martina non smetteva un attimo di scalciare, per farci sapere che non vedeva l'ora di venire alla luce. Quel giorno è arrivato, il 20 dicembre, giorno presunto del parto. Dopo lunghe attese avrei finalmente abbracciato la mia bimba ed ero molto emozionata, anche se  non avrei mai immaginato la tragedia che di lì a poco avrebbe cambiato per sempre la mia vita.

Durante la notte ho cominciato ad avvertire dolori e perdite di sangue; pensando che fosse giunto il “momento” ho avvisato il mio ragazzo, Dennis, il quale mi ha subito accompagnato all'ospedale. Ivi giunta, sono stata sottoposta a visita ginecologica interna e monitoraggio fetale, il quale è stato ripetuto tre volte perché le apparecchiature s'inceppavano in continuazione e, non riuscendo a stampare il tracciato, l'ostetrica mi ha rassicurato dicendomi che era tutto regolare, che non c'era nessun motivo per preoccuparsi, che il momento del parto non era ancora arrivato e mi ha mandata a casa con due supposte di Buscopan. Tengo a precisare che il tracciato non è stato stampato e che l'ostetrica si è basata solo su supposizioni.

Tornata a casa, i dolori non accennavano a diminuire e, alle 21 di quella stessa sera, mi sono recata nuovamente in ospedale. Stessa visita ginecologica, stesso monitoraggio, stessi problemi con le apparecchiature, anche se questa volta l'ostetrica si è accorta quasi subito che qualcosa non andava e, vedendo che i battiti diminuivano, ha avvisato il ginecologo di turno, il quale non ha potuto fare altro che diagnosticare la morte del feto.

Il mio ginecologo è stato avvisato immediatamente e, giunto in ospedale, ha cercato di capire cosa potesse essere successo, controllando e ricontrollando la mia cartella, i miei esami, senza trovare nulla, e soprattutto cercando di risolvere il mistero di questo tracciato che non era stato stampato, prassi non consona. Dopo un po' mi ha consigliato, per evitare problemi futuri, di eseguire lo stesso un parto naturale. E così ho fatto, sapendo che non avrei mai potuto vedere la mia bambina piangere, crescere, sorridere… E così dopo 12 ore di travaglio, alle 11 del 21 dicembre 2004, Martina è nata. Pesava 3 kg e 750gr. Nessuna malformazione apparente, semplicemente bellissima. Nessuno ha saputo dare una spiegazione sul perché le cose fossero andate così, nemmeno oggi. Uscita dall'ospedale, ho subito presentato un esposto alla magistratura e richiesto l'autopsia, anche se ancora oggi non ho i risultati. Mi hanno detto che li daranno forse alla fine di questo mese, ma che probabilmente non è stato trovato nulla. Ecco perché sono qui a scrivere, perché la mia storia non capiti ad altri, perché se c'è responsabilità da parte dei medici deve essere punita. Io ho sofferto e soffro tutt'ora, Martina mi manca, sono in cura da uno psicologo perché soffro di attacchi di panico, depressione, non riesco più a lavorare né a fare altro.

Spero che mi aiuterete a far sì che tutti vengano a conoscenza di questi fatti, e che per una volta la giustizia trionfi, perché sono certa che c'è stata una qualche colpa da parte dell'ospedale.

Grazie x l'attenzione.

Simona



Privacy Policy
Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017