Daniela - 26/09/2005

Mi chiamo Daniela, ho 34 anni e volevo condividere con voi la mia esperienza.

Sono rimasta incinta agli inizi di dicembre del 2004, e come eravamo contenti! Subito dopo Natale abbiamo dato la notizia alle nostre famiglie; non male come regalo.
Ho vissuto una gravidanza perfetta, senza sentirmi come una "malata", e facendo quello che mi sentivo di fare. Ho lavorato fino al termine dell'ottavo mese, volevo restare a casa il più possibile quando sarebbe nato il mio bambino (che avevamo deciso di chiamare Roberto). Stavo bene e tutte le analisi che facevo erano perfette. L'ultima ecografia fatta nei primi giorni di agosto rivela solo che il mio Roberto nascerà piuttosto grossino, ma il mio ginecologo mi tranquillizza, dicendomi che non si può sapere quanto cresce nell'ultimo mese. Finalmente arriva la data presunta del parto (28 Agosto) e proprio quella mattina ho una perdita di sangue e di liquido amniotico. Corriamo in ospedale dove mi visitano e mi fanno un tracciato: è tutto a posto, ma per sicurezza mi trattengono la notte, dove mi incominciano le contrazioni. Per le ostetriche però ci vuole ancora molto tempo, quindi mi mandano a casa. Qui le contrazioni si arrestano, ma il bambino si muove molto.

Il mercoledì mattina (31 agosto) vado di nuovo all'ospedale per un tracciato di controllo. Dopo una serie di visite decidono di trattenermi perché il peso del bambino supera i 4 kg e quindi decidono di indurmi il parto il mattino dopo. Ma Roberto non ci arriva al mattino dopo. Durante il pomeriggio mi fanno ancora un monitoraggio, che risulta essere perfetto. Mentre aspetto la cena Roberto si muove continuamente, ed è stata l'ultima volta che l'ho sentito muovere. Verso le 21 l'ostetrica viene con l'apparecchio per sentire il cuoricino, non lo sente, così decide di farmi un'eco. Vedo che diventa sempre più seria e poi chiama un medico. Inizio a capire che qualcosa non va, ma mi dico che sono in ospedale e che qualsiasi cosa capiti possono risolverla. Invece il dottore mi dice che non c'è più nulla da fare, che il cuoricino del mio Roberto ha smesso di battere. Come potrò mai dimenticare quei momenti. Mio marito che arriva e che tra le lacrime chiede di salvarlo, i miei genitori (che avevano vissuto la stessa tragedia 36 anni fa), che non trovano nessuna parola da dire ...
Contro il parere dei medici decido per un parto cesareo (come posso partorire mio figlio, sapendo che lui non c'è più, che non sentirò il suo pianto quando esce dal mio corpo) e dopo 2 giorni torno a casa, svuotata da tutto ciò che può ricordarci il nostro bambino.

E' passato troppo poco tempo, sono ancora stordita e ogni mattina spero sia stato solo un incubo...
Adesso aspetto il riscontro autoptico, per sapere il motivo. Con mio marito ci siamo uniti ancora di più, ma lui soffre a vedermi sempre con gli occhi rossi e gonfi. Eppure io non riesco a pensare a nient'altro, voglio solo il mio Roberto da tenere fra le mie braccia.
Lo so che il tempo ci aiuterà, ma per adesso passa troppo lentamente.



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017