Marica - I miei stati d'animo

12/08/2004 (quasi tre settimane dopo la morte di Davide)
Oggi è proprio una "giornata no", sono proprio uno straccetto ed ho bisogno di qualcosa che sappia farmi smettere di piangere.... così eccomi qui a scrivere. Certo, forse non ha molto senso, forse avrei dovuto telefonare a qualcuno, ma ora non mi va di parlare, non riuscirei nemmeno a farlo; preferisco scrivere per cercare di fare un po' d'ordine in questo caos di emozioni che mi travolgono:
   

  • RABBIA : quanta rabbia! Ci sono donne che abortiscono, donne che abbandonano o addirittura gettano via i loro neonati, donne che "subiscono" gravidanze non volute e che hanno dei figli bellissimi e sanissimi.... perché allora è toccato al mio Davide? Ci sono donne che bevono e fumano durante tutta la gravidanza, A. si è addirittura drogata e prendeva il metadone ma i loro figli sono sani..... io per il mio cucciolo mi sono sacrificata un bel po' e allora perché a me? Provo tanta rabbia anche perché non capisco che senso abbia avuto mandarci questo figlio così, inaspettatamente, per poi portarcelo via senza poterlo conoscere. E poi la rabbia nei confronti della Chiesa, ancora una volta, con le sue regole stupide dettate da non so chi ma non di certo da Gesù Cristo; la Chiesa che "non ha potuto" battezzare il mio Davide, la Chiesa che parla del "limbo" o che comunque afferma che "non è chiaro" cosa succeda alle anime dei bimbi non battezzati.   
  • AMAREZZA : tanta amarezza perché ormai io e R. non ci bastavamo più ed era il momento giusto per accogliere un figlio e invece.... Amarezza anche perché non sono riuscita a partorirlo naturalmente e questo ha allontanato notevolmente il termine per poter cercare una nuova gravidanza. Amarezza perché Davide era esattamente come lo avevo desiderato (almeno fisicamente) e mi viene da pensare che nessun altro bimbo potrà mai eguagliarlo.   
  • SENSI DI COLPA : fortunatamente sono stata diligentissima e non ho mai trasgredito, perciò sono abbastanza convinta di non aver causato la sua morte con i miei comportamenti; tuttavia nutro un forte senso di colpa perché, con la scusa che la gravidanza non è una malattia, non mi sono fatta seguire a dovere... se non fossi andata in mutua... un ginecologo in privato mi avrebbe visitato tutti i mesi... se mi avessero fatto un'ecografia anche all' 8° e 9° mese... se avessi richiesto una flussimetria... forse oggi sarei qui ad allattare il mio Davide. E poi quegli ultimi giorni... sentivo qualcosa di strano ma ho pensato che fossero i primi sintomi di un travaglio ormai imminente... chissà, forse il mio cucciolo lanciava segnali d'allarme ed io non li ho capiti. E quando i sospetti si sono fatti più forti, io sono comunque andata a letto, non volevo andare in ospedale alle 23.00, non mi sembrava il caso ed ho aspettato la mattina seguente. Il pensiero che questa tragedia si sarebbe potuta evitare mi logora! ...e poi i sensi di colpa perchè quando stavo male, veramente male, il mio unico pensiero era quello di sopravvivere e successivamente di guarire e me ne importava poco o niente che Davide fosse morto. Continuavo a ripetermi "meglio lui che io o R. o qualsiasi altra persona a me cara". Io credo fortemente nei miracoli e nel potere della preghiera e sapevo che avrei potuto chiedere al Signore di prendere me al posto suo... questo coraggio non l'ho avuto. Ora non rinnego quello che ho pensato, ma me ne vergogno e mi sento in colpa per il fatto di star male: con che diritto piango per la sua mancanza quando ho pensato "meglio lui che io"?!   
  • INADEGUATEZZA : perenne inadeguatezza ovunque. Mi sento brutta e grassa... questa pancia così tonda e così floscia dà proprio l'idea di un palloncino sgonfiato ed io la vedo solo come una culla vuota! E questo seno così abbondante, a volte produce ancora colostro e, mentre mi pulisco e lo getto via, penso che quello sarebbe dovuto essere il preziosissimo nettare per i primi giorni del mio bimbo ed invece è solo un inutile e appiccicoso siero da buttare. ...gli abiti di prima non mi entrano e quelli "pre-maman" mi sono grandi... I miei occhi poi sono perennemente arrossati e gonfi per il tanto piangere... come posso affrontare la gente così conciata? Quando esco, anche solo per portare il cane a far pipì, ho l'impressione che tutti mi guardino con compassione... so che è impossibile ma io mi sento gli occhi addosso.   
  • PENA : provo una gran pena per Davide al quale è stato negato il piacere di vivere; pena per R. che di fronte a quel cadaverino si è reso conto contemporaneamente che davvero era diventato papà e che il suo bimbo era morto; pena per tutte le persone a noi vicine che hanno accolto la notizia con disperazione; pena anche per il personale che mi ha assistito che a volte faticava a nascondere le lacrime... e provo una gran pena anche per me perché nessuno merita di passare quello che sto passando io, nemmeno un cane. Mi ricordo che quando ero piccola c'era una brutta usanza dalle mie parti: quando una cagnolina partoriva ed il suo padrone non voleva i cuccioli,  questi venivano buttati via appena partoriti, tutti tranne uno perché, se la cagnolina fosse stata lasciata senza cuccioli dopo due mesi di gestazione, sarebbe impazzita... e poi anche fisicamente, per far seguire agli ormoni il corso naturale delle cose era importante che la cagnolina allattasse almeno un cucciolo. Ora so bene come si sarebbe sentita quella bestiola se non le avessero lasciato nessun cucciolo: come me! Io non ho nessuno da allattare, nessuno da accudire o da cullare e questo dopo 9 mesi di attesa e di grandi aspettative.   
  • ANSIA : ansia perché credo che solo la prossima gravidanza possa farmi stare meglio ma per quella devo aspettare molto tempo... un'eternità. Vorrei che fossero già trascorsi gli 8 mesi necessari ma le giornate sono più lente del solito e sono inutili; tutta la mia vita adesso è inutile. Ogni cosa che faccio e che farò (compreso il riprendere a lavorare) è solo un modo per ingannare l'attesa; sto vegetando.   
  • PAURA : paura per quello che può emergere dall'autopsia di Davide; paura che i miei sensi di colpa trovino un fondamento; paura di scoprire che forse nel mio sangue ci sia ciò che lo ha ucciso; paura di avere qualche problema geneticamente trasmissibile... e poi paura di non riuscire a rimanere incinta, paura che tutto questo si possa ripetere, paura di subire altri drammi per esempio partorire un bimbo gravemente malato o malformato, paura di perdere i miei genitori prima di poter dar loro un nipotino, paura di perdere R., paura che il matrimonio possa rovinarsi, paura di ammalarmi, paura del dolore, paura di morire, paura della solitudine, paura, paura, paura...   
  • INVIDIA : un'invidia talmente forte da rasentare l'odio nei confronti di tutte le donne incinte. Da qui nuovi sensi di colpa per la mia incapacità di partecipare alla loro gioia. A volte arrivo addirittura a sperare che capiti anche a loro quello che è capitato a me.   
  • INSOFFERENZA : nei confronti dei bambini e delle madri che ne vantano in continuazione pregi e qualità. Insofferenza anche nei confronti delle madri che si lamentano per le notti insonni dovute al pianto dei loro neonati e per le ragazze che si lamentano degli inconvenienti della gravidanza (gambe gonfie, pancione, seno dolorante, ecc.)

09/09/2004 (un mese e mezzo dalla morte di Davide)
   
  • RASSEGNAZIONE : tutti i sentimenti provati finora si accavallano e si alternano in continuazione ma la conclusione è sempre quella: rassegnazione! Non serve piangere, non serve ridere e nemmeno arrabbiarsi. Qualsiasi cosa faccia, comunque io mi senta, la realtà delle cose non cambia!   
  • DISPREZZO : per quelle persone che hanno deliberatamente deciso che per me è venuto il momento di voltare pagina... è come se non mi venisse più riconosciuto il diritto di star male perché è il momento di dimenticare e di ricominciare a vivere... che cavolo vogliono?! Dovrebbero passarci prima di parlare a vanvera!   
  • APATIA : la rassegnazione inevitabilmente conduce all'apatia: non ci posso fare niente e perciò non faccio niente; qualsiasi cosa faccia è inutile e perciò non faccio niente... confido nel trascorrere del tempo, il tempo trascorre comunque, perciò io non faccio niente... arriverà improvvisamente il momento in cui starò un pochino meglio.   
  • ANSIA : un'ansia strana, diversa, causata dalla paura di restare incinta e di dover quindi inevitabilmente abortire; un'ansia che mi impedisce di dimostrare a R. il mio amore... ho eretto un bel po' di muri!

23/10/2004 (tre mesi dalla morte di Davide)
Forse è arrivato il momento della rinascita. Pian piano la salita si è fatta meno ripida. Ho ancora qualche problemino fisico ma mentalmente sto molto meglio. Finalmente posso frequentare tranquillamente anche le amiche in "dolce attesa" e la presenza dei neonati non mi causa più alcun problema. Molto presto riprenderò il lavoro e stranamente mi sento entusiasta per questo! Sì, ho un po' paura di incontrare l'ennesima persona che con un sorriso a 32 denti mi chiede: "allora, hai avuto un maschietto o una femminuccia?", però... cosa posso farci? Spero solo di non avere attacchi di pianto in pubblico!!! Per il resto che posso dire?! Questo è il momento della speranza (alimentato anche dalla nascita di due bimbi a due coppie che precedentemente avevano vissuto la mia stessa esperienza). L'autopsia non ha lasciato trasparire alcuna patologia perciò non c'è ragione di pensare che possa capitare nuovamente... è stato un caso! Va be', quest'ultima frase è un po' forzata perché in realtà i dubbi, i sensi di colpa e le paure sono duri a morire, ma voglio impormi un po' d'ottimismo, anche per il bene del bimbo/a che un giorno sicuramente avrò. 



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Ultimo aggiornamento:martedì 1 agosto 2017